No open-access location is known for this record yet.
No open-access location is known for this record yet.
Il definire le cose dai nomi, sarebbe un credere, o pretendere che elle fossero inalterabilmente durabili quanto essi; il che manifestamente si vede non essere mai stato.Chi dunque ama il vero, dee i nomi definire dalle cose che rappresentano; e queste variando in ogni tempo e contrada, niuna definizione può essere più permanente di esse; ma giusta sarà, ogniqualvolta rappresenterà per l'appunto quella cosa, qual ella si era sotto quel dato nome in quei dati tempi e luoghi".Questa la frase iniziale del trattatello alfieriano Della tirannide 1 , punto di partenza della nostra riflessione.Tale "preamboletto" -così lo chiama scherzosamente l'autore, dissacrando ogni pretesa solennità dell'incipit-evidenzia anzitutto con quanto relativismo venga affrontato il problema della definizione, vista non più nel senso medievale e scolastico di strumento per approdare alla quidditas, bensì come indagine sui rapporti fra parole e cose.Nell'ambito dell'estetica illuministico-settecentesca, che poneva l'accento ovviamente sulle "cose", con Alfieri subentra, come avremo modo di vedere, una più moderna coscienza del travisamento che può prodursi con l' inerte perdurare delle parole di fronte al relativismo effimero dei fenomeni reali.Se ci atteniamo a questo primo trattatello politico, non sarà esagerato affermare che le riflessioni alfieriane sulla ambiguità e polisemia perversa di alcuni termini sembrano una voce d'allarme che precorre gli attuali concetti di strumentalizzazione e manipolazione del linguaggio, soprattutto nell'ambito politico.
Loading…
Stored only when both papers are in the corpus — 0 citations exist upstream.
Papers that cite the same references — the relational fallback while embeddings are still backfilling.
Imported from OpenAlex (CC0) — nothing here is generated.