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La lavorazione del corallo a Trapani ad opera dell'Ars corallariorum et sculptorum coralli ha una produzione nei secoli assolutamente caratteristica, non solo nella lavorazione del materiale marino, ma anche nelle componenti di contorno con smalti policromi su rame dorato, soprattutto nei secoli XVI e XVII (Di Natale, 2003: 23-56 E Di Natale, 2008: 17-33).Le stesse caratteristiche si riscontrano nella coeva oreficeria, non solo dello stesso centro, ma pressocchè di tutta l'isola, consentendo, pertanto, una chiara individuazione dei gioielli siciliani, sia quelli caratterizzati dalla presenza del corallo e di smalti policromi sia quelli analoghi che al posto del corallo prediligono perle o altre gemme.Si presenta pertanto un excursus attraverso i più significativi gioielli con corallo trapanese e i monili ad essi affini, nonché i raffronti con simili esempi spagnoli o di derivazione iberica.Tra i monili cinquecenteschi in corallo si ricorda un pendente a forma di veliero, delle collezioni sabaude di Palazzo Madama di Torino, pervenuto nel 1871 al Museo Civico, esposto nella torre tesori del piano nobile (Arnaldi di Balme e Castronovo, 2008: 42), caratterizzato da scafo e alberi in corallo e ornati in oro con decori in smalti policromi, ove la pasta vitrea è interrotta da tondini aurei sul bianco e bianchi sul blu, secondo una tipica tradizione dei corallari trapanesi che ornavano di smalto le cornici di rame traforato delle loro opere e che diviene caratteristica della produzione degli orafi non solo trapanesi, ma di tutta la Sicilia.Il veliero, pertanto, di verisimile lavorazione trapanese, è comunque espressione della cultura circolante nell'area mediterranea a quell'epoca dominata dalla Spagna.La produzione aulica dei monili a forma di veliero, sia pendenti, sia orecchini, è già diffusa nell'area mediterranea, compresa la Sicilia, dal XVI alla metà del XVII secolo e continua nell'isola ancora nel XVIII secolo.Nell'ambito mediterraneo manierista emergono le produzioni venete, genovesi, lombarde, siciliane per l'Italia, non molto dissimili tuttavia da quelle spagnole (Hackenbroch, 1979: 50-52 e 340-342).Una significativa testimonianza della diffusione e della produzione in Sicilia di pendenti a forma di veliero è fornita da quelli facenti già parte della collezione che Sidney J. A. Churchill raccolse durante la sua permanenza a Palermo alla fine del XIX secolo,
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