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gnoli.Le relazioni fra questi gruppi non sono approfondite, anche se appare evidente che il rapporto con gli anglo-canadesi non è sempre idilliaco.Un'insegnante lo discrimina durante la guerra ritenendolo appartenente al fronte nemico e altri si rifiutano di aiutarlo all'università sempre perché di origine italiana, inoltre Richard si stupisce quando scopre che il fratello Silvio, nel frattempo scomparso, aveva amici benestanti e anglofoni a Montreal.In effetti, se si prendono in considerazione anche le poche parole sui campi di concentramento per gli "enemy aliens", il quadro dell'immigrazione rapidamente tracciato non sembra molto gaio.Però, la famiglia di Valeriote ha tre figli laureati, il che dati i tempi non è un risultato disprezzabile, e un altro affermatosi nel commercio.Due figli inoltre sposano mogli statunitensi e per la precisione non italo-statunitensi: la sposa di Richard è, per esempio, una texana di ottima famiglia.Insomma il quadro della sorte di questi immigrati non appare del tutto tradizionale.Alla fine lo stesso narratore sceglie poi di essere non uno dei non tantissimi italo-canadesi di successo del dopoguerra, ma di essere uno dei tanti canadesi emigrati in California.Tuttavia su quest'ultima realtà non si dilunga, dando però l'idea di essersi completamente e facilmente inserito nel nuovo contesto.Insomma il nostro teste è quanto meno reticente.Tuttavia dalle sue parole risalta una realtà non sempre in linea con la vulgata spesso descritta degli studi sugli italiani in Canada nel periodo della Grande Crisi e nel secondo dopoguerra.La sua lettura, per quanto non semplice dal punto di vista della ricerca storica, è quindi molto interessante, perché ci ricorda che esistono molte piste ancora da battere per comprendere meglio la realtà dell'immigrazione italiana a nord del 49° parallelo.
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