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Le definizioni di esilio e nomadismo elaborate da Rosi Braidotti quali metafore dell’identita postmoderna costituiscono il punto di partenza per la discussione di alcuni scrittori degli anni Novanta (Brizzi, Culicchia, Caliceti, Scarpa, Nove, Ballestra, Campo e Santacroce), la cui narrativa prende le distanze dal contesto sociale, culturale e linguistico in cui si e tradizionalmente sviluppata la narrativa italiana. I personaggi dei loro testi si sentono estranei alla propria realta geografica e culturale, in cui sono tuttavia costretti a ricercare le radici del proprio disagio, soprattutto quando vogliono trasformarsi da esiliati in patria in soggetti nomadi, capaci cioe di identificarsi in modo positivo nella loro perenne condizione di transizione e molteplicita. I personaggi femminili, in particolare se scritti da autrici, sembrano maggiormente in grado di quelli maschili di gestire gli opposti desideri di fuga e ritorno, in virtu di una soggettivita piu duttile e flessibile. Al contrario, i personaggi maschili appaiono spesso inchiodati ad una concezione fissa ed immutabile della mascolinita italiana, alla quale tentano di sfuggire ma di cui continuano a subire la fatale attrazione. Ma lo volete capire che oggi il mondo e pieno di giovani ribelli che a casa non ci stanno piu neanche se li ammazzano? La Gabri chiede. E dove vanno i giovani ribelli? La Natascia risponde che i giovani ribelli non vanno in un posto preciso, ma partono all’avventura per conoscere il mondo.
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