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L’assunzione di modelli melodici preesistenti nel repertorio alfonsino è una questione già ampiamente dibattuta in studi precedenti. Le motivazioni dell’imitazione, che vanno dalla finalità evocativa di temi già presenti nel repertorio liturgico (CSM 421) al ripristino di significati perduti (CSM 340), conducono verso l’individuazione di relazioni intermelodiche ed intertestuali tra le Cantigas mariane e altri repertori coevi. In questo intervento si aggiunge un ulterioire tassello all’individuazione di ponti intermelodici e parallelismi tematici con il repertorio di prosae de Santa María del Codice di Las Huelgas. Dopo una disamina sugli interventi miranti all’individuazione di filiazioni tra i due repertori, si focalizza l’attenzione sull’evocazione nella CSM 7 Santa Maria amar della melodia della prosa mariana Flavit auste flatu leni: reminescenza melodica che instaura un significativo legame tra le vicende di una monaca incinta e la Vergine puerpera. L’utilizzo della melodia mariana determina, in questo caso, una chiave di lettura inedita di questa Cantiga, ribaltando totalmente il nostro pre-concetto di “peccato”.
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