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Claudio Piersanti è uno degli scrittori più in ombra della narrativa italiana contemporanea, nonostante il successo di pubblico e critica ad ogni nuovo libro -ad oggi sei romanzi, due raccolte di racconti e un romanzo a fumetti.In ombra nel senso che, a detta dello stesso Piersanti, egli è uno scrittore che va per la sua strada, seguendo la sua voce narrativa, nell'isolamento che è necessario alla scrittura.La scelta di riservatezza dell'autore si riflette nella scarsa attenzione della critica, forse poco attratta dal carattere chiuso dei suoi testi.Se le informazioni reperibili sull'autore sono scarse, gli studi sulla sua opera si limitano a pochissimi saggi, oltre a varie recensioni e interviste. 1 Nato nel 1954 a Canzano, in provincia di Teramo, Piersanti è vissuto nelle Marche e a Bologna, dove ha studiato filosofia negli anni 70 e partecipato al Movimento del '77; è stato giornalista scientifico e redattore di riviste letterarie, tra cui Linea d'ombra e attualmente La rivista dei libri.Dopo l'esordio con il romanzo Casa di nessuno nel 1981, 2 ha pubblicato racconti in riviste e volumi, in particolare L'amore degli adulti (1989 e 1998), 3 e romanzi a ritmo cadenzato, ricevendo vari riconoscimenti letterari per Luisa e il silenzio (1997), tradotto in varie lingue, e per il recente Il ritorno a casa di Enrico Metz (2006).4 A partire dalla seconda metà degli anni Novanta, Piersanti ha iniziato a scrivere per il cinema -collaborando con registi quali Carlo Mazzacurati, Riccardo Milani e Maurizio Sciarra -e per il fumetto, pubblicando il testo Stigmate, illustrato da Lorenzo Mattotti.5Il passare quasi inosservata dell'opera di Piersanti sembra una naturale conseguenza della scelta di riservatezza dell'autore, che fa del silenzio e dell'isolamento il modus vivendi dei suoi personaggi e il marchio della propria narrativa.Tra i pochi critici che si sono confrontati con la sua opera, Fililppo La Porta sottolinea lo 'sconsolato esilio volontario' dei suoi personaggi, 6 e Marco Belpoliti definisce i suoi libri 'dolenti e melanconici', 'duri e serrati come ostriche', 7 facendo eco all'immagine già usata da Gianni Celati per i racconti de L'amore degli adulti, paragonati a ostriche da non forzare.8 Come i suoi personaggi, la prosa di Piersanti è scarna e dimessa, limpida e vaga a un tempo, una 'scrittura "per sottrazione"' tutta in levare.9 Per questi toni medi la sua opera è spesso iscritta in una 'linea narrativa molto italiana che va da Tozzi a Bilenchi'.10 Oltre a Romano Bilenchi, amico e maestro dichiarato di Piersanti, tra i suoi modelli letterari egli annovera Sciascia, Pasolini, D'Arzo, Tozzi, Parise, e soprattutto Kafka, quale prima rivelazione, i romanzieri russi, in particolare Čechov, 11 scrittori francesi quali Alain-Fournier, 12 e scrittori/pensatori apolidi come Canetti e Cioran, tutti autori di cui discute in questa intervista.Un forte ecletismo di interessi emerge anche nella sua passione per gli anarchici (Bakunin) e i mistici (in particolare Caterina da Siena).Da questi modelli, molti dei quali condivisi con Bilenchi, Piersanti prende l'osservazione a distanza del quotidiano, la 'fuga dal mondo' e il nichilismo, il fascino per un ideale di potere o bellezza e l'amara constatazione della propria mediocrità, che rende i suoi personaggi incapaci di interagire positivamente con l'esterno.A partire da queste coordinate, la presente intervista, svoltasi a Roma il 24 luglio 2007, 13 intende far luce su Claudio Piersanti e sulla sua opera, evidenziando gli interessi dell'autore e le tematiche principali della sua narrativa: la passione per la narrazione; le varie influenze culturali e letterarie, italiane e soprattutto straniere; l'impegno politico nella Bologna del '77, poi abbandonato per dedicarsi alla scrittura; 14 la critica alla società contemporanea, in particolare al consociativismo italiano, che non permette di emergere agli individui che valgono; i temi dell'isolamento, spaesamento, mediocrità, morte, nostalgia per la provincia, che contradistinguono la sua opera, fino al recente lavoro di sceneggiatura per vari registi, a partire dall'amico Carlo Mazzacurati.MS: Iniziamo dal suo romanzo d'esordio.Casa di nessuno è stato letteralmente 'trovato'... da Goffredo Fofi mi pare, al tempo redattore della Feltrinelli.CP: Esatto.Avevo dimenticato il dattiloscritto a casa di Palandri, dove dormivo ogni tanto e questo dice l'alta opinione che ne avevo.Era un dattiloscritto, Olivetti lettera 32, copia unica, che ha corso il rischio di essere perduto.E dopo ho pubblicato i racconti grazie a Gianni Celati.Ma glielo rinfacciai un po', dicendo: vedi mi hai fatto pubblicare questi racconti, ed è un disastro.Infatti la prima recensione uscì un anno dopo praticamente, quando L'amore degli adulti non c'era più.
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