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Attraverso lo studio delle analogie che accomunano la figura di Giuditta a due personaggi contrapposti quali Sofronia e Armida nella Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, questo articolo si propone di analizzare le ambiguità che caratterizzano il modo in cui il poeta guarda al modello biblico. L’immagine del velo, elemento condiviso dai tre personaggi, è studiata nelle sue implicazioni retoriche. Traendo ispirazione dall’exemplum di Giuditta, Sofronia ed Armida incarnano due modi opposti — uno ‘positivo’ e l’altro ‘negativo’ — di gestire la simulazione e l’inganno. D’altro lato, l’ombra dell’eroina biblica — parzialmente modellata sulla ricezione petrarchesca della fonte e presente nella poesia tassiana anche al di fuori della Gerusalemme — rivela tutta la sua originale ambivalenza.
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