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Piero A. Gianfrotta, Archeologia subacquea e testimonianze di pesca, p. 9-36. Per la loro stessa natura e per i tipi di attrezzatura impiegati le antiche attività di pesca non hanno lasciato resti materiali evidenti nei vari campi d'applicazione (mari, laghi, fiumi, stagni, ecc). Esse erano, infatti, costituite per lo più da reti, da nasse di vimini, da cordami, da sugheri e da galleggianti di altra materia (végétale, fittile, di vetro, ecc), da ami (di legno, d'osso e spesso anche di metallo), da fiocine e da vari altri arnesi, oppure realizzate con espedienti di ancora più labile consistenza. Chiariti gli obiettivi della ricerca, dall'archeologia subacquea si può senza dubbio ricavare una documentazione diretta non trascurabile da mettere a confronto con le testimonianze letterarie, iconografiche e archeologiche in genere. Utili indicazioni sono già disponibili riguardanti varie categorie di oggetti e di attrezzature, le imbarcazioni da pesca, gli impianti per l'allevamento e le installazioni per la lavorazione del pescato.
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