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EPIGRAFI COME SPOLIA — IL RIUSO DELLE ISCRIZIONI NEGLI EDIFICI ALTOMEDIEVALI L'articolo esamina l'evidenza archeologica e testuale per il riuso di iscrizioni in fortificazioni, pavimenti di chiese e mura di edifici dal terzo al nono secolo, basandosi su esempi di Roma. Poiché il fenomeno si colloca all'interno del più ampio discorso dell'uso degli spolia , sono state qui esaminate anche le ultime interpretazioni del riuso di materiali di costruzione. Vengono presi in considerazione i seguenti problemi: il punto fino al quale le iscrizioni erano lasciate a vista e se questa forma di visibilità aveva un significato specifico o meno; il possible significato del riuso di testi pagani in edifici cristiani; e l'idea che il riuso dell'antico in generale potesse costituire un mezzo di auto-legittimazione da parte dei committenti. Alcune letture concettuali si sono rivelate contraddittorie. Il riuso delle iscrizioni in età altomedievale deve essere considerato nel contesto dell'universale fare affidamento sugli spolia come materiale costruttivo. Per questo, è estremamente difficile provare che il riuso delle epigrafi fosse il risultato di una scelta specifica da parte dei costruttori e dei committenti.
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