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I giocattoli hanno un posto importante nell'opera di Sandra Petrignani: sempre associati ai meccanismi e ai contenuti della memoria, sono protagonisti di un originale e piacevolissimo libretto, Il catalogo dei giocattoli (1988), ma sono anche presenze ricorrenti e complesse nei racconti e romanzi successivi. Sono sí oggetti che mani bambine hanno toccato, usato e trasformato per il proprio piacere ma sono anche veicoli o catalizzatori di esperienze appartenenti a diversi livelli temporali. Per questa ragione Il catalogo dei giocattoli non è un semplice esercizio della memoria che recupera e fissa per sempre l'infanzia felice, né un antidoto alla malinconia del tempo che passa; in esso infatti la scrittrice rivela il potenziale di dolore e di condizionamenti psicologici, comportamentali, sociali e culturali che l'infanzia racchiude. L'analisi di questo testo in relazione ad altre storie e romanzi dell'autrice offre lo spunto per alcune considerazioni sui modi in cui Petrignani svolge la sua scrittura, esperienza che recupera e riattiva il vissuto, per lo più problematico e doloroso piuttosto che gioioso o piacevole, per affrontare il presente.
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