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A ritrosoSu Alberto Moravia si mettono spesso in evidenza due aspetti, che associano verità evidenti a qualche pregiudizio : la facilità di scrittura, che potrebbe apparire frutto di un pensiero intuitivo e immediato, poco attento a un'elaborazione intellettuale più profonda e strutturata, e l'attenzione alla sessualità, che spesso figura sfacciatamente, per alcuni morbosamente, in forme sempre diverse pur con alcune costanti.Entrambe queste caratteristiche non si possono del tutto smentire, ma meritano, a mio avviso, ulteriori specificazioni e approfondimenti, in parte già offerti dalla critica degli ultimi anni, italiana e anche straniera, a testimonianza della risonanza internazionale dell'opera dell'autore 1* .È mia intenzione approfondire questi due aspetti in romanzi che sono stati scritti negli ultimi dieci anni di vita di Moravia e in rapporto a un punto di vista particolare, quello dell'animal analogy, ovvero delle trasformazioni metaforiche dei personaggi in animali, e del loro possibile significato o molteplicità di sensi.Vorrei, inoltre, procedere, per così dire, 'a ritroso', cominciando dall'ultimo romanzo di questo autore, La donna leopardo, al quale -secondo Siciliano, che ne ha curato l'introduzione -Moravia aveva apposto la parola fine proprio nei giorni in cui morì, il 26 settembre 1990 2 .In base ad alcune osservazioni suggerite da questo testo sull'argomento, passerò poi a considerare più brevemente L'uomo che guarda (1985), La cosa e altri racconti (1983) e Lettere dal Sahara (1981), che raccolgono gli articoli scritti per « Il Corriere della Sera » dall'autore come inviato speciale in Africa dal 1975 al 1981.
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