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Il saggio si interroga sul realismo o neorealismo pavesiano e tenta di portare alla luce l'importanza definitiva dell'immobilismo ammirativa del mythos, forza pregnante di valenze ermeneutiche sempre presenti all'interno dell'opera di Pavese.Si scoprono così i «segnali dell'infinito», i «salti nel vuoto» dei testi pavesiani, specialmente di Feria d'agosto.Sono questi i segni ineludibili della grande modernità del autore.Il lavoro insiste ancora una volta sul profondo debito di Pavese riguardo il romanticismo e riguardo tutte le poetiche irrazionali del decadentismo e del simbolismo, i più ricchi modelli della scrittura, indubbiamente, novecentesca di Cesare Pavese.
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