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in «Foglio di via e altri versi» di Franco Fortini 1. -Il vero cognome di Franco Fortini è Lattes: ebreo da parte di padre, le leggi razziali dell'ottobre del '38 lo inducono ad assumere come nom de plume il cognome materno 1 .Chiamato alle armi nel luglio del '41, il poeta ventiquattrenne abbandona definitivamente la sua città natale, Firenze.L'euforia e l'incertezza dell'armistizio lo sorprendono a Milano, che a partire da quel momento elegge a sua nuova patria.Il trasferimento dalla Firenze entre-deux-guerres alla Milano postbellica e progressista è il sintomo emblematico di una lacerazione biografica.Lo shock della guerra produce una profonda frattura nell'uomo Fortini, per il quale, da allora, la terra di origine rappresenterà un rimorso, la consapevolezza tormentosa di una giovinezza mal spesa; nel '59 infatti dichiara: «Vent'anni fa, quando veniva la guerra, mi moriva una prima giovinezza, tanto sbagliata che nessuna intermittenza del cuore riesce a restituirla alla memoria» 2 .Non è dunque un caso che il poeta, in un suo testo, riservi a Firenze l'appellativo di "città nemica" 3 .1 ) Il primo testo firmato con il nuovo cognome è un saggio che ha per titolo La prosa di Romano Bilenchi: Fortini 1940a, pp.15-19.Le prime liriche pubblicate a firma Franco Fortini (Due elegie brevi, Compagni, Voce di prigionieri, Tre tempi) compariranno due anni dopo su «Letteratura»: Fortini 1943, pp.73-74.Ma è almeno dal '39 che Lattes pensa di abbandonare il cognome paterno, come emerge da una lettera che scrive a Giacomo Noventa l'estate di quell'anno: «Sulla faccenda della mia tessera, ancora nulla di nuovo: circa il mutamento del nome, aspetto che esca la Legge» (per la datazione della lettera, inedita, conservata presso l'Archivio Franco Fortini dell'Università di Siena, vd.infra, nt.13).Con un pizzico di ironia, il poeta nel '65 precisa: «Mia madre veramente si chiamava Fortini del Giglio; ma l'idea di andare avanti con quel giglio non mi persuase», in Fortini 1965a, p. 84.2
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