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Italo Calvino è uno scrittore tanto complesso quanto importante.Nel 1958 raccolse presso Einaudi tutti I Racconti da lui scritti fino allora, divisi in quattro gruppi, di cui il primo, "Gli idilli difficili," contenevano le storie di Marcovaldo.In seguito Calvino ne scrisse altre con lo stesso protagonista e ne nacque una raccolta di venti novelle intitolata Marcovaldo, ovvero le stagioni in città, pubblicata da Einaudi nel 1963 e poi ristampata più volte.Solo l'edizione del 1963 contiene le illustrazioni di Sergio Tofano e solo quella del 1966 della collana "Letture per la scuola media" reca una presentazione dell'autore.La critica s'è sempre vivamente interessata ai racconti calvi- niani.Già la prima raccolta Ultimo viene il corvo del 1948 aveva su- scitato reazioni critiche varie e contrastanti: Enrico Falqui vi vedeva un'evoluzione "dal chiaro verso l'oscuro, dal semplice al complicato," dal neorealismo al surrealismo 1 ; mentre Barberi Squarotti diceva che Calvino "immette ... nel suo narrare tutte le motivazioni di realtà che furono della poetica realistica, tentando di rinnovare la prospettiva attraverso gU strumenti dell'obiettività, dell'osservazione critica, del commento storico-sociologico." 2 Anche quando nel 1958 uscirono / Racconti, le reazioni dei re- censori furono molto contraddittorie.3 E quando vinsero il premio Bagutta 1959 l'attenzione critica s'intensificò. 4 Alla neo-avanguardia degli anni sessanta Calvino non sembrò uno scrittore di grande interesse.Un suo maggiore teorico, Re- nato Barilli, ad esempio, sosteneva che J Racconti rimangono all'in- terno del naturalismo tradizionale: Calvino ha . . .dietro le spalle la più calma e composta cultura italiana che non gli consente larghi margini di movimento ... è forse più conve- niente parlare di 'sguardo' nel suo caso che non in quello dei giovani nar- ratori francesi, appunto perché in lui la relazione con le cose è lineare/fo- tografica,' priva di implicazioni ontologiche, né si propone di introdurre a un nuovo ordine fenomenico ... lo sguardo o il naturalistico fervore as- sociativo di Calvino mancano infatti assolutamente di peso drammatico.5 QUADERNI d'italianistica, Volume V, No. 1, 1984 8 Maria Corti, discutendo particolarmente di Marcovaldo e serven- dosi delle teorie dei formalisti russi e soprattutto di Propp, cercava di dimostrare che i racconti di Marcovaldo del 1958 e quelli del 1963 "sono opere diverse per genesi e messaggio," e che il loroinsieme non dà né "unità" né "progressione di discorso" alla rac- colta.9 Per noi 1' "unità" e la "progressione di discorso" della rac- colta si realizzano soprattutto nella costante presenza della volontà etica dell'autore di reagire' ad una società che, mentre si abbandona al benessere del "miracolo economico," diventa op- pressiva dell'esistenza dell'individuo.Concetta D'Angeli, pure in uno studio su Marcovaldo condotto sotto l'influsso dei formalisti russi e di recenti metodi critici, quale il metodo semiotico, esaminava le "tre determinazioni" che ser- vono a qualificare Marcovaldo: "a) il nome; b) il mestiere; e) l'atti- tudine polemica verso l'ambiente in cui vive"; il rapporto di Marcovaldo con la natura e la città, le quali formano un'opposizione ininterrotta e dialettica nella raccolta; l'antefatto delle vicende e l'effetto di straniamento che Calvino rappresenta mediante varie tecniche, quale l'accumulazione di termini eterogenei; le formule e gli stilemi propri del genere fiabesco; l'impiego di schemi proppiani e greimasiani, e dell'andamento epico; ed affermava infine che . . .
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