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Molto è stato scritto e si continua a scrivere sui tipi della commedia dell'Arte.Maschere come quella di Pulcinella o Arlecchino da sempre destano la curiosità degli storici e solleticano la creatività dei teorici della let- teratura.Minore attenzione viene data invece, se stiamo a confrontare il numero delle pubblicazioni, al tipo comunemente conosciuto come Capitano vanaglorioso, che però, con le figure citate prima, sicuramente con- divide l'olimpo dei tipi comici della produzione teatrale rinascimentale e barocca.Normalmente la figura comica del capitano nel teatro italiano, special- mente quando rappresenta un capitano spagnolo, viene sbrigativamente liq- uidata attribuendo la sua origine e la sua presenza alla necessità, che a quel tempo avevano le diverse popolazioni italiche, di mettere in ridicolo l'inva- sore.La genesi, lo sviluppo e la sua articolata e lunga storia è invece ben pii^i complessa e ricca di particolari che andrebbero conosciuti per meglio capire, non soltanto il tipo comico in questione, ma anche le imprevedibili dinamiche e le mille influenze che hanno avuto un aiolo fondamentale nello sviluppo del comico teatrale in quanto genere.Questo articolo raccoglie in forma sintetica i risultati e le riflessioni che sono scaturite da una mia ricerca (De Michele, Guerrieri ridicoli).Quando si parla del tipo del capitano si usano spesso un numero infinito di nomi e definizioni, a partire da quella latina di Miles Gloriosiis passando per altre come: Soldato fanfarone.Soldato vanaglorioso o usando nomi come: Matamoros, Rodomonte, Bravo, Capitan Fracassa, Capitan Spavento etc.. Questi nomi, anche se vengono usati per comodità o per antonomasia, quando si vuole indicare il tipo comico del soldato, possono generare una serie interminabile di equivoci.Ecco perché io preferisco proporre la nuova denominazione di guerriero ridicolo.Questa definizione dovrebbe indicare piuttosto che un personaggio una sorta di aitante come nelle teorie di Greimas, che racchiude in sé una serie minima di parametri basilari che sono QL'ADEKM ditnlimiisticYi XnlumL^XX, No. 1-2.1999 Fausto De Michele comuni ai tanti personaggi rappresentanti guerrieri ridicoli e millantatori che avranno poi mille nomi diversi i e saranno i protagonisti o forse saranno soltanto relegati ad una piccola parte, in diverse trame di commedie non solo in lingua italiana, ma anche in lingua spagnola, francese, inglese, tedesca e olandese.Lo sviluppo del guerriero ridicolo si articola essenzialmente in tre fasi.Una prima fase definibile come genesi, dove prende forma l'archetipo in quanto elemento universale della cultura umana, una seconda fase in cui, dopo un breve momento di sterile ri-uso dei modelli greci e latini, si crea la maschera con l'apporto di molte influenze che vengono da diversi generi letterari, per quanto riguarda l'aspetto intertestuale, o da una serie di aspettative del pubblico, legate all'estro di alcuni grandi maestri del comico.Quindi una terza ed ultima fase, quella della maschera vuota, in cui non c'è piij l'uso creativo del tipo comico, ma soltanto riuso di una serie di motivi che ormai sono definitivamente codificati, e direi pmiioslo fossilizzati .Questo è il momento in cui, dietro la maschera, non si intravedono più i vivaci occhi luccicanti dellattore che recita a soggetto secondo il suo estro, perché la maschera è diventata il contenitore di una serie di battute anche famose, ma consunte dall'uso, per le cjuali ride, quasi per inerzia e abitudine, un pubblico ormai ignaro del loro perché.Il primo esempio di questa figura comica, documentabile nella produzione classica, si chiama Alazóu.Questo è definibile senza dubbio come l'archetipo del guerriero del genere comico ed è presente già nella commedia sicula di Epicarmo (528?-428?).Aristotele lo colloca tra i tre tipi comici princi- pali della commedia.Materia della commedia: racconto, carattere, pensiero, linguaggio, canto, vista.Caratteri di commedia quelli buffoneschi, quelli ironici e quelli degli sbruffoni (aXai^ovœv) Parti del pensiero due: gnome e persuasività.(Aristotele 232-233) L'alazoneia è un'attitudine risibile, quella dello sbaiffone che si vanta di possedere doti che non ha.Il ridicolo scaturisce dalla percezione della con- traddizione data dall'opposizione presunzione vs realtà.Questa contraddizione viene sottolineata ed esaltata da un altro personaggio Veiron (eipwv) che astutamente, o forse dovrei dire ironicamente, mette alla berlina il vana- glorioso.Quello che è definito concordemente da tutti gli storici della letteratura antica come il primo soldato comico della storia del teatro è Làmaco, pro- tagonista della commedia di Aristofane Gli Acarnesi.Làmaco incarna perfet-
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