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Ad una delle ultime sedute di Laurea, tra i nomi dei commissari che leggo sul foglio di convocazione ce n'è uno che non mi giunge nuovo, che anzi mi ricorda quello di un ragazzo incontrato tanto tempo fa e mai più visto."Possibile che il giovane laureato che chiamammo venti anni fa Giuseppe ed io ad aiutarci a compilare il dizionario degli autori per la nostra Antologia insegni anche lui alla "Sapienza" e sia qui con me in commissione ?-penso.Non sarà, piuttosto, un'omonimia ?" .Invece non si trattava affatto di omonimia e l'Emilio convocato era proprio quell'Emilio che tanto tempo fa aveva collaborato con noi a completare per la Minerva italica l'antologia di Letteratura italiana '800 -'900 Nel testo." Lo sai che Giuseppe Gigliozzi è morto ?"gli ho detto subito ( era un po' che non parlavo di Giuseppe e ne sentivo il bisogno…) e subito abbiamo cominciato a parlare di lui.Mi sono tornati alla mente, precisi, quegli anni così intensi e così carichi di aspettative in cui si progettavano mille iniziative, ci si impegnava su più fronti (Università, giornali, Rai, Scuola..)e ogni volta che la stanchezza ci assaliva e si rimpiangeva, magari, un lavoro semplice e banale, che non ci rubasse, come il nostro, sabati, domeniche e tutte le feste comandate, poi si finiva col dire: "sì, ma questi sono titoli".E così in vista di eventuali concorsi, di carriera e futuro andavamo avanti.I titoli in questi vent'anni si sono accumulati l'uno sull'altro, ma quando, finalmente, seppure tardi, sono serviti a raggiungere l'obiettivo, per Giuseppe era ormai già troppo tardi.Certo sospiri di stanchezza durante la stesura dell'Antologia ne abbiamo fatti tanti: non si vedeva mai la fine: letteratura, storia, trame, cappelli e note, dizionario degli autori, antologia critica, esercizi.E pensare che noi avremmo addirittura voluto iniziare da metà '700: come si fa a non ripensare la modernità a partire dalla Rivoluzione francese?ci dicevamo.Avremmo anche voluto inserire riferimenti alle altre arti e discipline scientifiche: per dare allo studente un'idea globale della cultura e della visione del mondo moderno.Per questioni di numero di pagine, invece, dovemmo accontentarci di muoverci solo sull'800 e 900 ( intanto però la sezione settecento l'avevamo già preparata !) e dovemmo limitare la comparatistica ad una scelta dei più rappresentativi scrittori stranieri coevi ai nostri.Altri tagli ci furono imposti redazionalmrnte sull'antologia della critica, all'interno della quale furono selezionati quei testi che sembravano più adatti a studenti ginnasiali: d'altra parte come si poteva pensare di oltrepassare le milletrecento pagine cui ammontava già così il volume ?L'impianto classico, scandito a blocchi cronologici lo volemmo noi: erano quelli gli anni in cui andavano di moda i "Generi" e tutti i manuali e le antologie attraversavano la storia letteraria trasversalmente e per salti temporali; noi due eravamo convinti che la modernità dovesse arrivare ai giovani attraverso i contenuti, le prospettive di analisi, le scelte testuali, non creando confusione nella mente dei ragazzi già di per sé pronta a distrarsi e a lavorare senza visioni d'insieme e per
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