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Nel 1939 usci Racconti e Novelle dell'Ottocento scelte da Pietro Panorami, per i tipi della Sansoni, cui segui una ristampa aumentata nel 1943 di complessive 978 pagine; un'altra edizione con la premessa di Giorgio Luti si ebbe nel 1988 per Le Lettere di Fi renze (sia detto fra parentesi: il titolo e un bluff: in 68 pezzi complessivi le novelle sono 18). Pancrazi e ancor oggi uno studioso stimato, e cosa piu rara, amato, o comunque lo e stato. Ebbe fra l'altro la fortuna di piacere al finanziere-mecenate-editore Mattioli che ne raccolse post mortem tutte le opere in tre eleganti volumi col titolo Ragguagli di Par naso. Dal Carducci agli scrittori d'oggi a cura di C. Galimberti (Milano-Napoli, Ricciardi, 1967), mentre in precedenza le sue raccolte erano pubblicate da Laterza. Cio non e ba stato a rimetterlo in circolazione nei decenni a noi vicini; lui che aveva tutte le caratte ristiche stilistiche per essere un piccolo classico (a cui miro sempre con sorridente osti nazione), risulta oggi un amabile letterato del buon tempo antico (sul genere dei collaboratori di riviste come «Pegaso», di cui Pancrazi era redattore) che ci offre garba tamente giudizi in cui sull'originalita prevale un eloquio pacatamente persuasivo. E in effetti quand'e il caso lo si cita come un testo d'obbligo, pur con la consapevolezza che la bella, coltivata prosa critica non possiede potenzialita 'progressive'. E il rappresen tante per antonomasia del critico di gusto, sicuro del suo fiuto e determinato a non usci re dalle coordinate della soggettivita che evita fin che puo ogni forma di approfondi mento speculativo o storico-politico: salta all'occhio l'ammiccante compiacimento nel rifiutare qualsiasi tipo di contestualita. Un metodo di lettura che si colloca sulla scia di certo crocianesimo volgarizzato in alcune formule equivocabili come poesia e non poe sia, le quali, come e noto, sono altra cosa dalle analisi o dalle ricostruzioni del Croce sto rico e critico della letteratura. Per parte sua Pancrazi puo mettere al suo attivo una ade sione simpatetica e persuasiva che avvolge il suo tenue argomentare. I non piu frequentati critici usciti nel periodo che fa da trait-d'union fra gli studi po stcrociani e quelli preideologici meritano un riesame. Per quanto riguarda i contributi di Pancrazi, e di altri, pur con tutte le riserve che suscita questo cosiddetto impressio nismo giudicante, e bene non sottovalutare quanto essi in vari casi (penso a Momiglia no) abbiano aiutato lo sviluppo della lettura non solo nelle scuole 'umanistiche', ma an che nella cultura non specialistica, insomma in quei lettori che fanno un uso dei libri libero e sanamente edonistico. In questo senso costoro ebbero una capacita di penetra zione che agevolo il formarsi di un costume culturale in anni in cui prevaleva una cul tura di schiacciante ufficialita, specie per quanto concerne tutto cio che poteva conflui re nel vasto apparato della propaganda. Non si dimentichino gli anni in cui l'antologia usci (e neppure la Casa editrice): l'opera fu messa insieme nel 1938, usci nel 1939, arriva alla terza edizione nel 1943 (pre cisamente nel maggio). Anni terribili per l'Italia e per l'Europa se mai ce ne furono. Si avverte che il 'ritirarsi' in questo lavoro ha due funzioni, per un verso c'e la volonta di respirare altra aria, ma anche godere nel mettere insieme un'opera popolare che si
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