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La dimensione complessiva di Roma e l'articolazione dei suoi quartieri in eta imperiale pongono problemi gravissimi e sostanzialmente irrisolti. E necessario tener conto, in primo luogo, della documentazione scritta, sia letteraria che epigrafica, l'unica che possa fornire un quadro sintetico d'insieme. Un noto testo di Plinio (n.h. III 66, 7) fissa a 13 miglia e 200 passi (cioe a circa 19.536 m) la lunghezza dei moenia realizzati da Vespasiano e Tito : questi vanno identificati con il pomerio ampliato dopo la censura del 73 d.C, come dimostra la posizione dei cippi conosciuti, che sembra tracciare una linea leggermente piu ampia di quella delle Mura Aureliane (che misurano circa 18.837 m). Il confronto tra la cifra totale dei vici indicata da Plinio e quella riportata dai Cataloghi Regionali sembra corrispondere alla logica dello sviluppo urbano avvenuto tra i Flavi e l'inizio del IV secolo d.C. Anche le cifre delle insulae riportate dallo stesso documento, in genere considerate inattendibili, sembrano ragionevoli, se si attribuisce al termine il suo significato giuridico di «proprieta immobiliare» e non quello originario di «isolato».
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