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In omaggio a Angelo Galvan, il "Renard" del Bois du Cazier 2 Come potrei dimenticare il volto cupo, gli occhi neri e i capelli arruffati di Attilio?Era bassino, al di sotto della media degli scolari.Era proprio questo che ci aveva avvicinato, la bassa statura.Quando il maestro, dopo aver suonato la campanella, metteva in riga i bambini nel cortile della ricreazione, faceva in modo che i "piccoli" stessero davanti.Così, l'ultimo anno delle elementari, Attilio e io ci ritrovavamo ogni mattina in testa alla doppia fila di scolaretti che ridevano dietro di noi appena il maestro Delalieu aveva finito il suo giro d'ispezione.Quando poi si aprivano le porte, ci sedevamo ai primi banchi.Grandi vetrate attraversate dal sole di settembre illuminavano le aule alla riapertura delle scuole nel 1956.Attilio, che non avevo più visto da due mesi, era cambiato.Aveva l'aria invecchiata, spossata, sembrava schiacciato dal peso della cartella che portava sulle spalle tenuta da due cinghie.Ci ritrovammo come si ritrova una vecchia coppia dopo una lunga assenza.Bisognava reinventare i nostri rituali, i nostri gesti, le nostre abitudini.Solo adesso, sessant'anni dopo, mi rendo conto fino a che punto eravamo impacciati, timidi, spaventati dalla nostra amicizia e, soprattutto, dalla possibilità di rivelarla a noi stessi.Ci volle qualche giorno per ricostituire la nostra complicità di "piccoli", nutrita da quella solidarietà che unisce i bambini vittime di angherie.I grandi presto si stancarono di tormentarci quando capirono che avevamo ricostruito la nostra solidarietà di quasi-gemelli, indifferenti alle loro canzonature.Passavamo la ricreazione seduti uno accanto all'altro al riparo di un castagno, tra le sue radici nodose che sollevavano le mattonelle di cemento.Quel giorno eravamo soli: il vento e la pioggia avevano spinto i grandi a occupare la parte coperta del cortile.Attilio mi raccontò quello che lo rendeva triste e, almeno credevo, distante. Il racconto è tratto da J. Jauniaux, Belgiques, Hévillers, Ker éditions, 2019, pp.47-55.Si ringrazia l'editore per la gentile concessione. 1 In italiano nel testo (NdT).2 Angelo Galvan (Roana, 1920-Charleroi, 1988) è stato uno dei primi soccorritori della miniera del Bois du Cazier dopo il disastroso incendio dell'8 agosto 1956.Il soprannome di renard ("volpe") gli deriva dall'essersi avventurato, nel tentativo di salvare i compagni, in anfratti dove nessun altro avrebbe osato entrare (NdT).
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