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Jorge Luis Borges affronta il problema della verità poetica nella Commedia partendo dalla constatazione che, quando leggiamo, siamo portati a pensare che Dante «si immaginasse l'altro mondo esattamente come lo presenta».Trascinati dalla sua forza crediamo che abbia parlato con le ombre «e che alcune abbiano conversato con lui in italiano, in terzine.Il che è evidentemente assurdo» 1 .Così, con l'aiuto di Coleridge, Borges ci spiega questo fenomeno come frutto di una azione congiunta tra la visione volontaria dell'autore e la sospensione dell'incredulità del lettore: «Non credo che Dante fosse un visionario.La visione è breve.È impossibile una visione così lunga come quella della Commedia.La visione fu volontaria: dobbiamo abbandonarci e leggerla con fede poetica.Coleridge diceva che la fede poetica è una sospensione volontaria dell'incredulità» 2 .Allo stesso modo anche Italo Calvino, commentando un passo del Purgatorio (XVII, 25), si sofferma sul potere della imaginativa e sull'arte poetica che consiste nell'immaginare il contenuto visuale delle metafore, cioè la parte visuale della fantasia 3 .Queste riflessioni mi aiutano a introdurre la figura di Gerione (Inf.XVI, 124-136 e Inf.XVII) nell'ambito di un argomento teorico di lunga durata, che riguarda l'artificio poetico come organizzazione coerente di
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