No open-access location is known for this record yet.
No open-access location is known for this record yet.
Perché continuiamo a leggere la Commedia?*1 Claudio Giunta Per quale ragione dovremmo continuare a leggere la Commedia? E per quali ragioni continuiamo a imporla agli studenti, a scuola? È probabile che chi insegna letteratura, all'università e più ancora alle scuole medie e superiori, si sia posto spesso domande del genere. Nelle pagine che seguono cercherò di suggerire qualche possibile risposta. Prima però di dire quali sono le ragioni per cui ha ancora senso leggere, oggi, la Commedia, diamo un'occhiata alle ragioni che sembrerebbero suggerire la conclusione opposta, e cioè che la Commedia ha fatto il suo tempo ed è ormai—se appena riusciamo a liberarci da tutta la retorica che abbiamo assorbito a scuola—una lettura per eruditi alla stregua, poniamo, dell'illeggibile Roman de la Rose o di tanti altri vecchi libri che fingiamo di amare perché ci hanno detto che è indispensabile amarli. ________ 1. Prima ragione che può scoraggiare la lettura. La Commedia è in versi, è un racconto in versi: e noi oggi tendiamo a pensare che i versi vadano bene per la poesia lirica (che del resto leggiamo sempre meno) o per le canzoni ma certamente non per i racconti lunghi. Per i racconti lunghi c'è la prosa. Esistono anche poeti contemporanei che hanno provato a raccontare una storia in versi, centinaia o migliaia di versi, ma sono eccezioni, e quasi mai eccezioni felici. Ci sono poche idee sulla letteratura più veritiere di quella di Poe secondo cui le poesie dovrebbero essere abbastanza brevi da stare su una sola pagina, così da poter essere lette tutte in una volta, senza interruzioni: a distanza di un secolo e mezzo questo è ancora il nostro punto di vista, e tutto lascia credere che [End Page 151] le cose non cambieranno, che nessun brillante futuro attende il genere 'poema'. Insomma, la Commedia è scritta in un modo artificiale, e questo artificio—anzi, questa somma di artifici: non soltanto il verso ma anche la rima, la disposizione 'innaturale' delle parole, e insomma tutto ciò che rende poesia la poesia—è ormai irrimediabilmente lontano dalle nostre abitudini e dai nostri gusti. ________ 2. Seconda ragione. La Commedia è stata scritta sette secoli fa. Com'è cambiata la vita da allora! E soprattutto: com'è cambiata la vita in quest'ultimo secolo! Non è forse vero che tra il mondo di Dante e quello dei nostri bisavoli o trisavoli, all'inizio del Novecento, c'è meno differenza di quanta ce ne sia tra questo mondo di 'appena ieri' e il nostro mondo, oggi? Non hanno forse, la scienza e la tecnica, trasformato così radicalmente il paesaggio da rendere quasi imparagonabili questi orizzonti d'esperienza? Molte delle cose che Dante descrive non sono più le cose che noi abbiamo davanti agli occhi. L'idea dell'esistenza che Dante aveva non è più la nostra. Egli ha vissuto in un mondo i cui confini coincidevano praticamente con quelli dell'Europa centro-meridionale, un mondo nel quale le forze politiche più importanti erano l'Impero, con sede in Germania, e il Papato, con sede a Roma. Al centro del cosmo stava, per lui, il pianeta Terra, con gli altri pianeti e col sole a girarle intorno. Non c'è cosa che sia rimasta intatta, da allora. E non si tratta soltanto dei massimi sistemi, ma anche della quotidiana esperienza della vita. Quando leggiamo i primi versi della Commedia, "Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura," dobbiamo fare un grosso sforzo per immaginare la paura che poteva avere un viandante che, nell'anno 1300, si fosse perduto in una di quelle foreste che cominciavano appena fuori dalle mura delle città e che erano davvero aspre, selvagge, e popolate da animali feroci. Molti dei lettori odierni della Commedia hanno a malapena visto un bosco, e lo hanno visto di giorno, camminando lungo un sentiero segnato. Smarrirsi ha, per loro, un significato molto diverso, molto meno sinistro, di quello che poteva avere per un lettore del tempo di Dante (ma mi è capitato di leggere questi versi dell'Inferno in Islanda, un pomeriggio d'inverno, col buio e il freddo fuori, e il deserto di lava a qualche centinaio di metri dal campus dell'università: li leggevo ad alta voce davanti ad alcuni studenti...
Loading…
Imported from OpenAlex (CC0) — nothing here is generated.