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L’articolo analizza il poco noto romanzo L’impagliatore di sedie evidenziando una serie di caratteristiche formali e tematiche che legano la scrittura di Ottiero Ottieri alla cinematografia degli anni Cinquanta e Sessanta, con particolare riferimento a Michelangelo Antonioni. Il romanzo mette in luce una crisi nei rapporti interpersonali e dinamiche psicologiche osservabili anche in Antonioni, quali nevrosi, sensazioni di alienazione o di irrealtà, rappresentando anche i cambiamenti epocali apportati dalla crescita industriale nell’Italia del ‘miracolo economico’ e i problemi di una società urbana alle prese con le sfide della modernizzazione. L’opera, inoltre, rivela l’interesse di Ottieri per il cinema e il tentativo di imitarne le tecniche, ed è per questo inquadrata dal punto di vista teorico come esempio di implementazione del ‘modo cinematografico’ in letteratura.
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