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Riassunto L’articolo prende in esame un ben noto frammento degli «Aitia» di Callimaco che offre la più importante testimonianza del culto dell’ecista nelle colonie siciliane. Una più approfondita indagine dei vv. 40–41 consente di istituire un parallelo con le norme rituali concernenti i Tritopatreis nella lex sacra di Selinunte (A 9–15). In entrambi i casi a un sacrificio animale con sversamento del sangue segue una libazione senza vino e un banchetto sacro. La sequenza rituale è inusuale e la sua diffusione nel mondo coloniale siciliano mette in luce sia la complessità del culto dell’ecista dal punto di vista religioso, sia l’intimo nesso che lo connette con la memoria sociale e l’identità della comunità politica.
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