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La tradizione storiografica ottocentesca, in base ai suoi presupposti culturali e ideologici, non ha mai preso in seria considerazione quei prodotti letterari, che, assai vicini al gioco, all'artifizio, alla magia, sono sempre parsi inficiati da fiacchezza morale e da narcisismo compositivo. Tenendo conto dei contributi stranieri (i volumi di Liede e Klonski, soprattutto) e inquadrando i suoi precedenti saggi in una trattazione sistematica Giovanni Pozzi, con La parola dipinta, ha iniziato a descrivere uno di questi territori mal frequentati dalla nostra critica: oggetto d'analisi del suo libro e, infatti, il cosiddetto «carme figurato». La vastita e la varieta della materia che si raduna sotto questo termine impone un processo di riqualificazione, impostato sul rapporto intercorrente tra i due sistemi comunicativi su cui si basa la poesia visiva: «il carme figurato ha luogo solo quando ad un messaggio linguistico autonomo e completo si accompagna un messaggio iconico» (p. 15); in esso l'elemento principale resta quello linguistico e la formazione figurale risulta da una particolare disposizione del materiale alfabetico. Entrano cosi in contatto due modi di rappresentazione in parte antitetici, la cui unione determina il carattere artificioso della poesia figurata. Tale incontro avviene nello spazio della scrittura: «le masse e le posizioni dell'entita linguistica, divenendo masse e posizioni scritte, divengono per cio stesso linee e superfici» (p. 32). In questo processo intervengono la trascrizione, che «riguarda il principio con il quale le unita della lingua sono rappresentate dalle unita grafiche», e il tratteggio, che tocca invece «quelle combinazioni di linee rette e curve che costituiscono le lettere dell'alfabeto» (p. 33). Tenendo presenti questi dati e possibile tracciare un quadro dei fatti linguistico-iconici: nel momento in cui la trascrizione segue linee sovrapposte, creando contorni e disegni, abbiamo il technopaegnion alessandrino e il moderno calligramma, mentre il tratteggio, da parte sua, rivela sulla superficie della pagina la traccia verticale del senso secondo nell'acrostico e nei carmi cancellati. La scrittura diventa un'entita mobile, che l'occhio del lettore e costretto a inseguire nei suoi percorsi, abbandonando l'abitudine della decodifica lineare e progressiva. Questo effetto cinetico e particolarmente evidente nei fenomeni, in cui vige il principio delle permutazioni linguistiche: l'anagramma, il proteo, il palindromo. Frequentemente pero il tratteggio non sostiene le figure linguistiche attinenti alla disposizione delle unita nel corpo del testo, che purtuttavia contengono una rilevante virtualita iconica. Pozzi esamina le presenze di questo iconismo occulto sui diversi piani del segno linguistico, offrendoci finissime scomposizioni strutturali del testo poetico; e il caso della lettura del sonetto Orologio a ruote di Ciro di Pers, in cui ricorrono procedimenti anagrammatici, di lettura all'indietro e funzioni ottico-simboliche affidate alla forma della lettera «o», che pare figurare l'orologio, tema del sonetto; e il caso, ancora, del passo della Gerusalemme liberata, 16, 18-23, in cui il tema dello specchio informa la materia linguistica in tutti i suoi componenti, a tal punto che il motivo speculare finisce per ricoprire tutto lo spazio testuale. E certo difficile (e Pozzi ne e consapevole) sciogliere il nodo dei moventi e dei fini di tali disposizioni occulte: «e caso o progetto? impulso inconscio o ferma
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