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Al centro del bacino del Mediterraneo, la Sardegna è un’ “isola dalle vene d’argento” estratte per diversi millenni, dall’antichità alla fine del XX secolo. Ampiamente sfruttati tra il XII e il XIV secolo, i giacimenti concentrati nelle montagne di Iglesias fecero dell’isola uno dei principali produttori di argento del Mediterraneo medievale. Questo sito industriale, segnato dai successi e dai fallimenti delle imprese argentarie che lo occuparono e lo sfruttarono, è stato protagonista a partire dal 2021 di un’indagine archeologica, con l’obiettivo di individuare e riconoscere i settori che sono stati oggetto di lavori precedenti. Questa relazione descrive una campagna di prospezione condotta da giugno a novembre 2025 con l’obiettivo di individuare i luoghi di lavorazione dei minerali. Le indagini saranno estese a tre valli nel 2025, situate nel comune di Iglesias, scelte perché citate negli archivi medievali come luogo di lavorazione dei minerali : Canonica, Canali Acques, Matoppa. Poiché queste fase della produzione hanno bisogno di acqua, limiteremo le nostre indagini alle rive per identificare i impianti di lavorazione del minerale. La localizzazione di queste officine attraverso un’indagine geochimica è l’obiettivo principale della campagna 2025, al fine di pianificare successivamente uno studio archeologico dell’intero processo produttivo, dalle miniere alle fonderie. Le indagini geochimiche consentono di quantificare la concentrazione di metalli alla superficie del suolo. L’informazione ottenuta è duplice: un dosaggio quantitativo in percentuale di massa in ogni punto misurato e una rappresentazione relativa di questi livelli nello spazio. È questa seconda informazione che ci permette di identificare i luoghi più marcati da elementi metallici e, quindi, di presumere la presenza di scorie o addirittura di impianti di lavorazione del minerale. I saggi geochimici sono stati eseguiti utilizzando due dispositivi portatili di fluorescenza a raggi X, impiegati in situ. In questo modo, le concentrazioni possono essere lette in tempo reale e le prospezioni possono essere orientate nello spazio. Per queste indagini sono state mobilitate due squadre da 3 a 6 persone, ciascuna dotata di un pXRF messo a disposizione dalla Monash University (Niton) e dall’École française de Rome (Olympus), insieme ad un GPS differenziale, messo a disposizione dall’Università di Aix-Marseille e dall’École française de Rome. Le misurazioni sono state effettuate a contatto diretto con il suolo, raschiando preventivamente alcuni centimetri di vegetazione. Ogni misurazione è stata associata a coordinate geografiche in WGS84. Questa campagna è stata positiva. Le ricerche condotte hanno permesso di individuare diverse aree di interesse nelle tre valli studiate. I testi indicavano un’attività molto intensa di lavaggio e metallurgia a Canonica. Tuttavia, l’allagamento dell’area di studio ha provocato una risospensione del piombo e dello zinco, che ne ha diluito le concentrazioni. I primi 30-40 centimetri di suolo naturale sono quindi costituiti da alluvioni recenti che ricoprono le tracce e i resti di questi laboratori. A Canali Acquas e Matoppa, i limiti delle concentrazioni identificate sono più netti. È possibile che provengano da terreni meno modificati a livello locale, dove i resti possono essere conservati. La loro datazione e la loro funzione rimangono tuttavia ipotetiche. Per le campagne future, potranno essere programmati tre approcci: 1/ il proseguimento delle prospezioni di superficie nella valle di Matoppa; 2/ la realizzazione di carotaggi nelle tre valli per precisare la geometria delle concentrazioni metalliche e identificarne le origini; 3/ la realizzazione di sondaggi archeologici al fine di riconoscere i resti all’origine di queste contaminazioni.
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