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altri.In questo secolo, invece, sono state pochissime le opere cecchiane ad essere pubbli- cate: mancano quindi edizioni moderne, ed edizioni dei manoscritti ancora inediti.Il tutto purtroppo non ha indirizzato gli studiosi alla lettura del Cecchi.Il contributo del Ferraro acquista di conseguenza un'importanza che trapassa la semplice edizione erudita.La farsa L'Andazzo (1584-85) si attiene, grosso modo, alle norme e alle strutture del teatro comico cinquecentesco debitore di Plauto, di Terenzio e della commedia greco- romana.Ciononostante il Cecchi inserisce nel canovaccio comico figure e problemi del tutto contemporanei e, così facendo, aggiorna il genere e lo rende attuale.Per i lettori moderni l'opera diventa specchio e documento della società e della problematica sociale contemporanea: questioni di doti, soldati spagnoli, giovani e vecchi in cerca d'amore formano la base di un intreccio che è ambientato poco fuori le mura della Firenze del tardo Cinquecento, ma che era quanto mai attuale per il pubblico di allora.Il testo è preceduto da un breve studio sull'autore, sulle sue opere teatrali e sulla sua concezione della farsa (espressa nel ben conosciuto prologo de La Romanesca).Seguono alcune considerazioni su L'Andazzo (originalità, trama e notizie storiche).L'edizione è completata da ampie note a pie di pagina e da uno studio finale sui quattro manoscritti che ci rimangono.Il tutto termina con un utilissimo indice delle note linguistiche.Il lavoro editoriale è molto preciso e giudizioso, con note linguistiche e storiche puntuali e informative.L'introduzione si rifa in parte agli schemi interpretativi e alle valuta- zioni di studiosi quali il Rizzi, più volte citato.È certo apprezzabile il contributo bio-bibliografico dell'editore, frutto di vaste e profonde ricerche archivistiche a Firenze e a Siena, e gli accenni a studiosi più recenti quali il Plaisance e la Brunet.Mancano tuttavia nelle note alcuni recenti studi ed edizioniper esempio, quella dei Ragionamenti spirituali, cui si accenna a p. xx, n.19 come se esistessero ancora solo in manoscritto (Biblioteca Comunale di Siena, Ms H.XI.55), mentre invece sono stati editi e pubblicati nel 1986.E nella biografia manca una discussione dell'importantissimo collegamento tra il Cecchi e diverse confraternite fiorentine le quali, specialmente in quegli anni, incaricavano il Cecchi di comporre drammi da presentare nei loro locali.Un tale collegamento, infatti, ri- propone ed allarga la questione della rinnovata 'religiosità' del drammaturgo.Lo studio- so riprende e rifiuta, con ragione, l'errore di Ugo Scoti-Bertinelli, il quale aveva suggeri- to che il triste caso di Prudenza Cecchi, giustiziata nel 1549 per avere avvelenato il mari- to che la maltrattava (xv-xvi), era stato un'ulteriore causa di tale sua religiosità.Ferraro propone invece come fattore critico il mutato stato civile del Cecchi, sposatosi nel 1553.Nel complesso il lavoro è un valido contributo allo studio del più prolifico e (ai suoi tempi) apprezzato commediografo fiorentino, ed è auspicabile che tali criteri e tale lavo- ro portino ad un rinnovato studio di tutto il corpus cecchiano.
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