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L'articolo propone un'analisi comparativa di 16 ottobre 1943 (1944) di Giacomo Debenedetti e Storia della colonna infame (1840) di alessandro Manzoni.La premessa consiste nel considerare il testo manzoniano come un modello usato da Debenedetti per la sua breve cronaca della razzia del ghetto romano.La comparazione si svolge anzitutto come analisi della retorica narrativa, individuando nelle riflessioni teoriche manzoniane sul rapporto fra vero e verosimile in storia e letteratura la connessione fra la sua opera e quella di Debenedetti.Il secondo punto di confronto è il destino, su cui i due autori divergono: mentre Manzoni lo concepisce come un aspetto della Provvidenza e attraverso la fede trova una consolazione all'ingiustizia, Debenedetti, riconosce nel male soltanto l'assurdità e il cieco caso.La conseguenza teorica e estetica è che entrambi gli autori rifiutano il romanzo come quella forma letteraria ormai incapace di organizzare il destino del personaggio nell'intreccio controllato dal narratore.Pertanto, essi combinano storia, cronaca e verosimile in una narrazione ibrida che non giustifica il male attraverso l'ordine chiuso del racconto ma ne indaga le cause e il senso morale.
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