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L’articolo affronta il tema dei rapporti che la comunità monastica nonantolana ebbe con le diverse dipendenze sparse per gran parte dell’Italia centro-settentrionale. Adotta la specifica prospettiva archivistica della conservazione della documentazione prodotta in loco e poi trasferita e conservata presso l’archivio centrale, a seconda delle circostanze e delle tipologie documentarie. La politica conservativa applicata dai monaci di Nonantola nei confronti delle carte delle proprie dipendenze è un utile punto di osservazione per indagare il rapporto tra l’istituzione monastica e la scrittura funzionale periferica, usata perlopiù per la gestione patrimoniale. Si esaminano tre casi di studio peculiari ed esemplificativi: il sistema di dipendenze che l’abbazia controllò a Pavia; il priorato di S. Silvestro di Verona; il monastero umbro di S. Maria di Valfabbrica. Al fine di meglio delineare gli sviluppi dei tre casi di studio scelti si adopera una scala cronologica ampia che dal secolo IX giunge fino al secolo XIII, fin quando cioè l’influenza dell’abbazia rimase consistente ben oltre i confini territoriali del proprio dominatus loci.
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