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Abstract La presente proposta di lettura è dedicata alla figura di Maria Messina, scrittrice siciliana verista ingiustamente caduta nell'oblio e rivalutata negli anni ‘80 da Leonardo Sciascia. Dopo un'iniziale adesione ai modelli del verismo verghiano, la narrativa della Messina si caratterizza per una sua originalità legata all'analisi delle numerose figure femminili che popolano le sue opere. Il ritratto che ne emerge è quello di un'estrema condizione di subalternità femminile asservita all'universo fallocentrico della cultura dominante del potere maschile. L'analisi condotta nel presente lavoro si sofferma su alcune delle protagoniste femminili della raccolta Ragazze siciliane (1921) e mira a rilevare, attraverso un'interpretazione tematica ed onomastica dei testi, la presenza di un “protofemminismo” ante litteram per mezzo del quale la scrittrice ha coraggiosamente affrontato tematiche ritenute “scottanti” per il periodo storico, quali l'alterità e la differenza.
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